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Cos’è la fitoterapia?

È il trattamento di certe patologie attuato servendosi di medicamenti che provengono dal mondo vegetale. Anche se questo modo di fare è molto antico, il termine che lo definisce – «fitoterapia» – è piuttosto recente essendo stato coniato da Henri Leclerc, un medico francese morto attorno alla metà del XX secolo.

Ai nostri giorni è piuttosto facile la vita di chi ha deciso di servirsi in modo ragionevolmente sicuro della fitoterapia scientifica: basta che costui si rivolga a un medico «esperto» della materia – la qualifica si può acquisire per la partecipazione a specifici corsi di formazione (oggi ne esistono di ben strutturati e varie Università organizzano persino dei Master di secondo livello) – e, forte della sua prescrizione scritta, acquisti quel che il professionista ha stabilito presso un esercizio autorizzato (una farmacia, ma anche una parafarmacia – i fitocomplessi qui da noi sono al momento ancora considerati, a mio avviso erroneamente, alla stregua di “integratori alimentari” – dove lavori un laureato in scienze erboristiche) che presenti un fornito settore “naturale” e, soprattutto, commerci prodotti messi sul mercato da aziende idonee (vale a dire di specchiata reputazione e con buona esperienza del comparto).

Introduzione

L’aria secca al suolo è essenzialmente composta da due molecole – azoto (78,09%) e ossigeno (20,9%) – mentre nel restante 1% sono compresi argon (0,93%), anidride carbonica (0,03%) e altri componenti (tra i quali anche particelle solide in sospensione che costituiscono il pulviscolo atmosferico) in percentuale ancora minore.

L’ossigeno (O2) presente nell’aria – una molecola necessaria alla vita – è di per sé stabile. Questo però non significa che esso non possa incorrere in alterazioni strutturali destabilizzanti. Quando ciò succede le complicazioni sono solo a un passo.

C’è da stare tranquilli …

 

Se si dovesse stringare un giudizio sulla batteria di difesa antiossidante che naturalmente equipaggia le nostre cellule, probabilmente il più centrato sarebbe: affidabile.

In effetti, stiamo parlando d’una dotazione molto potente, ma nello stesso tempo versatile – il suo campo d’azione copre con successo sia il comparto acquoso sia quello lipidico – e di grande efficacia. Essa sa persino adattarsi – seppure entro certi limiti – all’entità del compito da affrontare di volta in volta, visto che la produzione degli enzimi del pool anti-ROS aumenta quando il pericolo va facendosi serio.

In definitiva, tutto ciò è rassicurante: dovremmo poter godere di sonni sereni.

Avendo deciso che è buona cosa sostenere l’azione antiossidante delle difese endogene ci si è chiesti come attuare ciò in modo valido.

Il regno vegetale è un nostro grande alleato, ma mangiare dei suoi frutti e delle sue verdure permette solo di porci al riparo dai guai più immediati (le sindromi da carenza). Se vogliamo disporre d’una difesa anti-ROS davvero efficace la cosa giusta è integrare generosamente le molecole antiossidanti presenti nella dieta.

Parecchie piante possono fare al caso nostro fornendo fitocomplessi che si rivelano, in un modo o nell’altro, molto utili. Ne descriverò alcuni nei seguenti paragrafi.

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